Sanità a Ledro, “l’alibi della Provincia”

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20 agosto 2016 di Paola Malcotti

La giunta ledrense, per bocca dell’assessore alla sanità Maria Teresa Toniatti e del vicesindaco Claudio Oliari, prende le distanze rispetto alla scelta di Azienda sanitaria e Provincia di chiudere la sede di valle della guardia medica (così come accadrà a breve per Arco). In un lungo documento ammettono però che l’organizzazione attuale del servizio presenta aspetti di forte criticità, che andranno superati puntando alla qualità e costanza del servizio. La giunta, inoltre rivendica il tentativo di salvare il presidio ledrense, per quanto la voce della valle sia rimasta inascoltata a Trento.

«Appena sono state rese note le decisioni della giunta provinciale, nel giugno 2015, questa amministrazione si è subito attivata in difesa del mantenimento della sede di Bezzecca, affrontando l’assessorato alla sanità e la direzione dell’ Azienda sanitaria, unitamente al responsabile per la medicina di base» segnalano assessore e vicesindaco.
Si è deciso di inviare un «documento di rivendicazione» approvato dall’intero consiglio comunale il 30 dicembre dell’anno scorso, e seguito da numerosi incontri, sia a Trento ,che in Comunità di valle che in comune a Pieve. In ogni occasione ai vari soggetti interessati sono state fatte osservare le «importanti discriminanti» che renderebbero necessario il presidio in valle. È la stessa amministrazione ad elencarle: distanza dall’ospedale e disagio orografico, proporzionalità tra presenza del medico e numero di abitanti (uno ogni cinquemila), escursione stagionale turistica rilevante, conseguente incremento dei ricorsi al pronto soccorso, continuità assistenziale festiva e prefestiva, notevole disagio per il rilascio di certificazione di malattia dei lavoratori nei festivi e prefestivi, costretti a recarsi a Riva disguidi-ritardi nelle constatazioni-certificazioni di morte, oltre alla viabilità precaria in inverno per il meteo e in estate per il traffico.

«Evidentemente le nostre rimostranze cosi puntualizzate non hanno sortito gli effetti voluti – scrivono Toniatti e Oliari – a dimostrazione che le decisioni della Provincia di ridimensionare il servizio erano già prestabilite dal giugno 2015 in conformità alle norme ministeriali ritenute inderogabili. Per attenuarne l’impatto, venivano tenute in sospeso ancora le sedi da accorpare, probabilmente già decise d’ufficio anch’esse, fino a luglio scorso quando la comunicazione del direttore generale dell’Azienda sanitaria sentenziava che “la continuità assistenziale nell’ambito territoriale dell’Alto Garda e Ledro sarà garantita nella sede di Riva del Garda in quanto le sedi di Arco e Ledro non rientravano nella programmazione che è stata predisposta e condivisa nelle diverse sedi istituzionali”. Attenzione: non condivisa – precisano assessore e vicesindaco – certo da noi, sempre i comuni vengano considerati sedi istituzionali!».

Questo quanto l’amministrazione precisa in merito a come si è arrivati alla decisione di chiudere. Ora, di fronte all’irrevocabilità della scelta, la giunta rivendica «il potere di esigere e verificare l’attuazione di una vera integrazione del servizio ridimensionato con il sistema sanitario provinciale, garantendo incarichi a tempo indeterminato a professionisti preparati con idonei percorsi formativi, titolari stabili e responsabili delle sedi assegnate per una reale continuità assistenziale con la medicina familiare e assicurando il potenziamento dei servizi stagionali come promesso.La vera assistenza si ottiene con requisti di qualità professionale, efficienza e disponibilità degli operatori, qualità che i medici possono garantire se preparati, motivati e di ruolo, ecco perché devono avere un incarico fisso in una sede idonea e con un bacino d’utenza abbastanza ampio da garantire esperienza».

Assessore alla sanità e vicesindaco non nascondono il limiti del sistema di guardia medica così come è stato organizzato finora, anzi. «Per onestà e sulla base di numerose testimonianze dobbiamo a malincuore ammettere che l’attuale servizio di guardia medica si barcamena in un limbo di competenze e deontologie inefficienti. C’è chi non si reca a domicilio su richiesta motivata, o addirittura suggerisce al telefono il ricovero in ospedale con il 118 di pazienti ritenuti critici senza averli visitati, o chi invita a rivolgersi al proprio medico di base scaricando su di lui i pazienti ad affollare le sale d’attesa il lunedì. Le lamentele e i reclami a rischio di denuncia avanzati da pazienti unitamente ai dati statistici registrati (rilevanti un numero sorprendentemente di interventi mensili) hanno certamente offerto un alibi incontestabile ai responsabili dell’Azienda sanitaria e della Provincia nell’applicazione dei parametri di valutazione preliminari standard decretati dal Ministero».

fonte: l’Adige di oggi, sabato 20 agosto 2016

Centro sanitario Bezzecca 3

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