«Terremoto di Santa Lucia»: una mostra per i 40 anni

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7 dicembre 2016 di Paola Malcotti

È allestita nell’atrio del municipio da oggi fino al 30 dicembre una mostra di fotografie (del fotografi f.lli Biatel) e di articoli di giornale sul «terremoto di Santa Lucia», il grave sisma che colpì Riva del Garda all’alba di lunedì 13 dicembre 1976, causando ingenti danni (ma fortunatamente nessuna vittima). A pochi mesi dal catastrofico terremoto del Friuli (che si verificò il 6 maggio), alle ore 6 24′ 39″ del giorno di Santa Lucia una forte scossa, colpì l’Alto Garda e la valle di Ledro, avvertita distintamente anche nelle Giudicarie e in Vallagarina, ma i danni maggiori si registrarono a Riva del Garda. Qui centinaia di persone, sorprese nel sonno, si precipitarono in strada, le più ancora in pigiama, nonostante la temperatura di qualche grado sotto lo zero, riparati con una coperta o un cappotto. Per fortuna nessuna vittima e pochi i feriti; ingenti invece i danni alle cose (il Comprensorio li quantificherà in circa 10 miliardi di lire): la gran parte degli edifici del centro storico lesionati, cornicioni e camini crollati, una cinquantina le famiglie evacuate e ricoverate in residence. Danneggiati gravemente il municipio, le scuole, le chiese.

All’analisi dei giorni seguenti si segnalarono 35 abitazioni gravemente lesionate, 60 con lesioni localizzate, 120 con lesioni moderate, 200 con lesioni di minore entità. Per il municipio si stimò un danno di 50 milioni di lire, per la pretura di 40, posta, Palacongressi e Rocca per 80 milioni. La scuola media Damiano Chiesa, totalmente inagibile, venne ricostruita (per una spesa stimata in 2 miliardi di lire), mentre per rimettere in sesto le altre, tutte danneggiate e parzialmente inagibili, ci vollero 195 milioni. Inoltre uno smottamento tra Riva del Garda e Biacesa e una frana nei pressi di Tione isolarono completamente la valle di Ledro.

La mostra, a cura dell’Archivio storico del Comune di Riva del Garda, propone anche una memoria di Cornelio Galas, all’epoca giovanissimo collaboratore del quotidiano L’Adige, che fu chiamato ad affiancare la redazione, quel giorno impegnata oltre misura per il concomitante e tristemente noto «omicidio del bar Maroni».

c.s. a cura dell’Ufficio stampa dei Comuni di Arco e Riva

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