“Riaprite la chiesetta di Santa Lucia” – lo chiedono residenti e turisti

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17 maggio 2017 di Paola Malcotti

Aprire la chiesetta alla celebrazione di matrimoni, battesimi e piccole messe. O più semplicemente, permetterne la fruizione pubblica durante il periodo estivo, per visite, concerti, mostre. Sono alcune delle proposte che residenti e turisti hanno avanzato domenica in occasione della straordinaria apertura di Santa Lucia in Pratis di Bezzecca, per l’edizione 2017 di «Palazzi Aperti».

Dopo esser stato restaurato per l’ultima volta a metà degli anni ’90, il santuario – consacrato, di proprietà della Curia e affidato alla custodia di Guido Pregl – era stato infatti chiuso, inibendo così l’utilizzo di un piccolo gioiello da parte della comunità. Comunità che invece ne chiede ora la riapertura, previa sistemazione dell’impianto illuminante e giusta valorizzazione culturale, per permetterne il godimento a quanti siano alla ricerca di un luogo in cui ritirarsi in preghiera ma anche a turisti, scolaresche, appassionati di storia e arte.

IMG_7036Con i suoi oltre 500 anni di vita, la chiesetta di Santa Lucia è tra i testimoni d’eccellenza delle vicende che nel corso dei secoli segnarono la valle e le sue genti. Affreschi, graffiti, statue, elementi architettonici, stratificati sulle sue pareti e nella sua stessa struttura, sono ancora oggi capaci di raccontare mezzo millennio di fede e devozione, ma anche di povertà, sangue, dolore, spoliazioni, guerre. Vittorie e sconfitte. Se il luogo in cui la chiesetta sorge è noto soprattutto per la battaglia garibaldina del 21 luglio 1866, poco si sa di altri fatti che qui si svolsero. «La costruzione dell’edificio risale alla prima metà del ‘400, come dimostrato da alcuni graffiti presenti all’interno – spiegano gli esperti del Muse – Le date riportate sono il 1419, 1422, 1428, 1494, ma molto interessante sono quella del 1432, che ricorda la decapitazione del capitano dell’esercito veneziano, il Conte di Carmagnola, e quella che recita “Anno 1453, la Pasqua sarà il primo giorno di aprile”». E non è tutto. «Nel 1776 la statua di san Liberato venne “prestata” agli abitanti di Lenzumo, assillati dalla siccità, per esser portata in processione; nel 1866 la zona fu teatro degli scontri tra Garibaldini e Austriaci durante la Terza guerra d’indipendenza (tracce del passaggio delle giubbe rosse sono visibili sulle pareti sotto forma di ritratti stilizzati) mentre durante la Prima guerra mondiale la chiesa venne adibita a stalla e magazzino dai soldati italiani, che la spogliarono degli arredi». «Nonostante oggi la chiesa sia chiusa – conclude Guido Pregl – capita spesso che in vista del 13 dicembre (giorno di santa Lucia) i bambini infilino sotto la porta le loro letterine, con la richiesta di doni: sarebbe bello che la tradizione continuasse e la chiesa tornasse ad esser fruita dalla comunità intera».

fonte: Paola Malcotti – l’Adige di oggi, mercoledì 17 maggio 2016

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